Jazz Agenda

Encontro: ‘La musica è un linguaggio trasversale senza confini’

Pubblicato dall’etichetta Filibusta Recrods, Encontro è il primo lavoro voluto dalla cantante Antonella Vitale, dalla chitarrista Giulia Salsone e dalla cantante brasiliana Claudia Marss. Tre musiciste assai attive nella scena italiana e internazionale che sintetizzano alla perfezione il facile connubio tra artisti italiani e brasiliani. Un album che si arricchisce anche della partecipazione speciale del baiano Gabi Guedes, considerato tra i più importanti percussionisti brasiliani, e di altri musicisti tra cui Francesco Puglisi, Marco Siniscalco, Simone Prattico, Alessandro Marzi ed Ernesto Romero. Ecco il racconto delle protagoniste.

Per cominciare l'intervista parliamo subito del disco e di questo percorso musicale: vi va di descriverlo brevemente ai lettori di Jazz Agenda?

È un disco corale voluto dalla cantante Antonella Vitale, la chitarrista Giulia Salsone, la cantante brasiliana Claudia Marss e arricchito dalla presenza del percussionista baiano Gabi Guedes specialista nella musica dei rituali afro brasiliani. Il percorso jazz e brasiliano delle protagoniste converge intorno ad una sorta di leitmotiv” che è la provenienza afro di entrambe le culture. Partecipano altri musicisti eccezionali come i bassisti Francesco Puglisi e Marco Siniscalco, i batteristi Simone Prattico e Alessandro Marzi ed il pianista argentino Ernesto Romero, chicca a sorpresa. L'intero progetto è stato registrato e mixato da Stefano Isola, presso Arcipelago Studio di Roma che ha sapientemente conferito un sound impeccabile e di ottima fattura a tutte le tracce del CD e uscito con l’etichetta Filibusta Records.

Quali sono le ragioni che vi hanno spinto a collaborare in questo nuovo progetto che attinge dalla cultura brasiliana?

La passione per questa musica. Giulia collabora da anni con entrambe le cantanti e Claudia ha scritto il testo in portoghese di due canzoni di Antonella. Da lì, il passo è stato breve.

E quali sono i punti che avete trovato in comune e che vi hanno spinto a dar vita a questo disco?

Durante il periodo in cui eravamo tutti rinchiusi in casa abbiamo registrato a distanza alcuni brani e vista la loro bellezza e la nostra intesa non potevamo fare a meno di pubblicarli.

Il titolo anche del disco, Encontro, è affascinante. Può la musica secondo voi essere un mezzo per superare confini e barriera anche in un momento non felice come quello che stiamo vivendo?

La musica da sempre ha un linguaggio trasversale e senza confini. Ogni volta che si somma, si moltiplica risaltando la ricchezza della diversità che la compone. Se ci pensiamo bene è unimportante caratteristica alla base sia della musica jazz, sia della musica brasiliana. A questo proposito anche la scelta della cover del CD  si è orientata verso un immagine capace di dare  risalto al concetto  della diversità e dell'incontro, il dipinto "Sedimentazioni" dell'artista Giancarlo Isola funge da vocabolario espressivo, in cui il gioco tra colore e forme astratte crea un perfetto equilibrio armonico tra elementi differenti, nel nostro caso, la musica jazz, etnica, di folclore, di tradizione.

Un disco per una band o per un artista può sintetizzare diverse cose: una fotografia del momento, un punto di arrivo o di partenza: per voi cosa rappresenta?

Una convergenza appunto!

Se parliamo dei vostri riferimenti musicali cosa vi viene in mente? Ci sono degli artisti, noti o anche meno noti, che per voi sono stati davvero importanti, soprattutto con riferimento a questo disco?

Lidea del disco è nata dopo la registrazione del brano Rio Amazonas di Dory Caymmi. Il rapporto che alcuni autori brasiliani come Caymmi, Milton Nascimento, Flavio Venturini, per citarne alcuni, hanno con la propria terra, ci affascina. Terra come logos” e come elemento della natura oggetto di culto come essere senziente, eredità dei rituali religiosi degli afro discendenti in Brasile e degli Ìndios. La loro musica racconta storie e la natura ne è un testimone presente e partecipante.

Chiudiamo con un ulteriore sguardo al futuro: avete qualche concerto in cantiere o qualche nuova registrazione da portare avanti?

Stiamo preparando per la stagione autunnale questo progetto live che verrà presentato il 24  novembre alla “Casa del Jazz” a Roma.

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Lucia Ianniello, KEEP LELT And Go Straight South: ‘Un lavoro senza filtri e compromessi’

Pubblicato dall’etichetta Filibusta Records KEEP LELT And Go Straight South è il terzo disco come bandleader della trombettista e compositrice campana, Lucia Ianniello. Un progetto composto interamente da brani originali in cui per la prima volta l’artista è anche autrice di alcuni testi, in qualità di cantante, oltre che di strumentista. Questo album è anche la rappresentazione sonora di un profondo cambiamento, sia musicale che interiore. Hanno partecipato alla realizzazione di questo lavoro il pianista, compositore e didatta Paolo Tombolesi, il chitarrista Roberto Cervi e Alessandro Forte, batterista, presente in quattro dei nove brani. Ecco il racconto di Lucia Ianniello.

Per cominciare l'intervista parliamo subito del disco: ti va di descriverlo brevemente ai lettori di Jazz Agenda?

È un lavoro composto interamente da brani originali, nove tracce che indicano più che un percorso, una direzione coerente d’intenti, condivisa insieme ai musicisti che hanno reso possibile questo disco: Paolo Tombolesi  pianoforte e tastiere, Roberto Cervi chitarre e Alessandro Forte batteria. E la direzione è quella di un utopico Sud, come scrive Filippo La Porta nelle note di copertina, soprattutto di un mito culturale e civile.

Raccontaci adesso la tua storia: come è nato questo progetto, come si è evoluto nel tempo e in cosa si differenzia dai progetti precedenti?

È cominciato tutto in trio; infatti, la batteria di Alessandro si è aggiunta solo in quattro brani ma poi ho deciso che la dimensione del quartetto fosse più congeniale per il live e aumentasse il grado di espressività e i colori della nostra musica. I primi due dischi pubblicati nel 2015 e 2017 con SLAM Production, rispettivamente Maintenant in quartettoe Live at Acuto Jazz in quintetto, sono strettamente collegati tra loro perché buona parte del repertorio è dedicato alla musica della Pan Afrikan Peoples Arkestra e all’opera e alla visione di Horace Tapscott. Poi c’è stato nel 2022 My one and only Planet (Freely Records) realizzato in quintetto con musica interamente improvvisata.

KEEP LEFT and go straight South appena pubblicato con Filibusta Records non è stato un progetto ragionato, pur contenendo anche brani molto strutturati, ha preso forma nelle lunghe passeggiate lungo il mare. Spesso ho canticchiato motivi e testi che, sul momento, ho registrato col cellulare e poi riportato sulla tastiera del pianoforte. Rispetto ai precedenti lavori la componente compositiva è più presente, a parte un brano firmato da Paolo Tombolesi, tre sono scritti a quattro mani (di cui uno con il chitarrista Roberto Cervi) e tutti gli altri sono mie composizioni."

Questo disco rappresenta per te un cambiamento musicale e interiore. Ce ne vuoi parlare?

Penso che questo lavoro contenga in sé una schiettezza e una semplicità che, pur essendo caratteristiche del mio carattere, ho tenuto celate nei precedenti dischi e che qui si sono manifestate naturalmente attraverso l’uso della lingua napoletana e la scrittura di tre brevi testi. Sono sicura che procederò mantenendo questa nuova direzione perché comporre la propria musica ed essere autrice dei testi che canto, non da cantante, tengo a precisarlo, ma essendo una strumentista, è molto appagante. Non ho certo scoperto l’acqua calda ma è quello che oggi motiva la mia urgenza espressiva, perché riduce la distanza dal pubblico e mi consente di veicolare messaggi, pensieri, non soggetti a fraintendimenti.

Un disco per una band o per un artista può sintetizzare diverse cose: una fotografia del momento, un punto di arrivo o di partenza: per te cosa rappresenta?

Rappresenta quello che sono in questa fase, o meglio che sono stata, perché è già esperienza passata, non è né partenza, né arrivo, solo verità di rapporto e di vita vissuta appieno e in armonia con me stessa e con gli altri musicisti. Questo lavoro non è passato attraverso alcun filtro, mi riferisco ad eventuali compromessi a cui ci si sottopone, a volte, per rendere più appetibile un prodotto musicale composito. È un punto di vista musicale libero e ha il pregio, secondo me, di far riflettere su argomenti non propriamente leggeri come le diseguaglianze sociali, il razzismo, i movimenti migratori, con garbo e solarità.

Se parliamo dei tuoi riferimenti musicali cosa ti viene in mente? Ci sono degli artisti, noti o anche meno noti, che per te sono stati davvero importanti?

Devo confessare che ascolto di tutto da sempre, dalla musica popolare a quella pop, dalla classica al jazz, alla musica sperimentale contemporanea. Tra i trombettisti, per esempio, ha avuto un certo ascendente su di me la britannica Alison Balsom, musicista classica, almeno per quel che riguarda il suono e la naturalezza dell’emissione. Stilisticamente punto di riferimento sono stati: Miles Davis, Jon Hassell, Nils Petter Molvær e Arve Henriksen. E comunque, ripeto, ascolto e apprezzo molti musicisti ma la lista sarebbe troppo lunga.

Come vedi il tuo progetto nel futuro? In sintesi, quali potrebbero essere le evoluzioni legate alla tua musica?

Evito di rispondere. Non amo vivere proiettata nel futuro, la mia musica è quello che sono mentre vivo con i musicisti con cui mi accompagno al momento. E da cosa nasce cosa, sull’onda delle emozioni e dei sentimenti.

Chiudiamo con un ulteriore sguardo al futuro: hai qualche concerto in cantiere o qualche nuova registrazione da portare avanti?

La prima presentazione del CD è prevista il 31 maggio ad Atina (FR) come anteprima del Festival Atina Jazz 2024, poi saremo a Lucca Jazz, a Terracina Jazz Festival, a luglio in Germania nell’ambito del Fliedner Musiktage, un festival innovativo rivolto a pazienti psichiatrici ma aperto anche al pubblico. Con la riapertura, dopo l’estate, presenteremo il CD alla Casa del Jazz di Roma, etc.

In cantiere, più che una nuova registrazione c’è la pubblicazione di un libro… ma questa è un’altra storia.

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Ultime foglie: l’ottavo disco di Pensiero Nomade raccontato dal leader Salvatore Lazzara

Pubblicato dall’etichetta Filibusta Records, Ultime foglie è l’ottavo disco di Pensiero Nomade: un lavoro che rappresenta la sintesi di tutte le ispirazioni musicali del leader Salvatore Lazzara che rappresenta un nuovo punto di partenza. Completano la line-up di questo album Davide Guidoni (Batteria, percussioni), Edmondo Romano (flauto basso, duduk, fluier, chalumeau, clarinetto, low whistle) e Giorgio Finetti al violino. Ci racconta questo progetto Salvatore Lazzara.

Per cominciare l'intervista parliamo subito del disco: ti va di descriverlo brevemente ai lettori di Jazz Agenda?

Il tema centrale del progetto è la voglia di cambiare, di affrontare un viaggio esistenziale, di mettersi in movimento per andare altrove. Non è un concept album, ovviamente, ma c’è questo filo rosso che lega tutte le tracce: da un lato il bisogno di allontanarsi e di prendere distanza dalle cose consuete, dall’altro la smania di conoscere cose nuove e mettersi in gioco. Questo diciamo è il concetto, l’idea. Se metti tutto questo in musica trovi Ultime foglie, che infatti si muove da presupposti ormai consolidati per me, sia sul piano compositivo che strumentale, ma si spinge un po' più in là, nell’uso di strumenti diversi, nella ricerca di atmosfere diverse.

E cosa è cambiato in questo disco rispetto ai precedenti di Pensiero Nomade?

Un cerchio perfetto, l’ultimo lavoro fin qui, provava a mettere dei punti fermi sul piano dello stile e della forma: c’era il bisogno di fare sintesi di tutte le ispirazioni che avevo, di consolidare la maniera in cui componevo. E soprattutto c’era il bisogno di fissare l’immaginario musicale, che era fatto di jazz, di progressive rock, di musica elettronica e acustica, di world music. Tante direzioni diverse che volevano trovare una sintesi. In Ultime foglie c’è una tensione più al ritmo, al movimento e al racconto; per certi versi è venuta fuori una musica cinematica, meno riflessiva o estatica.

Raccontaci adesso la tua storia: come si è evoluto nel tempo Pensiero Nomade e cosa è cambiato dall’inizio?

Pensiero nomade è nato come un progetto con tante influenze, spesso anche contrastanti fra loro. Era un bisogno di mettere dentro tutto l’universo musicale che mi affascinava in qualcosa che fosse mio e che mi rappresentasse. C’era dentro anche tanta ingenuità e forse un pizzico di presunzione nell’accostarsi alla musica di artisti che consideravo dei mostri sacri pensando di riproporla in una miscela personale. In alcuni momenti questa miscela è stata più instabile che in altri. Oggi, dopo otto cd, Pensiero nomade ha una sua personalità distinta, molti approcci sono cambiati, molte idee si sono rivelate velleitarie, altre si sono consolidate. Sono convinto che chi mi ha seguito fin qua ha compreso lo sforzo di “raffinare e semplificare”, che ho fatto in questi anni (nel 2025 il progetto avrà 18 anni esatti). È un’attività faticosa, ma ho avuto ottimi compagni di strada, alcuni dei quali sono ancora qui con me a fare musica insieme. E questo per me è il più grande segnale che qualcosa di buono è stato fatto.

Cosa rappresenta per te questo disco: una fotografia del momento, un punto di arrivo o di partenza?

Diciamo che sono soddisfatto dell’attuale forma del progetto, e penso che Ultime foglie sia una giusta rappresentazione di cosa rappresenta oggi per me Pensiero nomade. Dicevo prima che il concetto guida del progetto è la voglia di cambiare e di mettersi in movimento: Ultime foglie vuole trasmettere proprio la gioia e l’ebbrezza del viaggio e del cambiamento (come in Avidi gli occhi). Ma a volte anche la fatica e la disperazione del viaggio (come, ad esempio, in Passava un angelo che è una traccia ispirata dal tema delle migrazioni).

Se parliamo dei tuoi riferimenti musicali cosa ti viene in mente? Ci sono degli artisti, noti o anche meno noti, che per te sono stati davvero importanti?

La lista sarebbe lunghissima, anche perché non sono mai stato troppo legato a questa o quella corrente musicale al punto di farmene assorbire completamente. Ci sono musicisti che non ho mai abbandonato, penso agli Oregon di Ralph Towner, ai progetti solisti di Robert Fripp; altri che ho amato da lontano, come David Sylvian o Sakamoto, altri che mi hanno affascinato per un po’. Ci sono “estetiche” musicali che mi affascineranno sempre, come il jazz della ECM, altre che ho solo sfiorato. In tutto questo poi molto è stato determinato da chi con me ha creato la musica di Pensiero nomade, i musicisti che hanno portato il loro immaginario e la loro estetica dentro al progetto. Oggi in generale sono meno legato agli artisti e più alla musica, anche quella meno nota che arriva da tutto il mondo (e che magari non è conosciuta da noi, ma famosa altrove).

Pensiero Nomade ci sembra un progetto sempre in evoluzione. Come lo vedi nel futuro? In sintesi quali potrebbero essere le evoluzioni legate alla vostra musica?

L’essenza del progetto è, strano a dirsi, nel suo nome; Pensiero nomade può evolversi ancora, senza dubbio, ma sono convinto che ci saranno sempre dei punti fermi, perché se è vero che con il pensiero viaggiamo veloci, con il corpo, con la materia, facciamo fatica a spostarci a sradicarci dalla nostra zona di confort. Quindi ci saranno cambiamenti, ma nella direzione che ormai caratterizza il progetto, una miscela di world music e jazz, di acustico e di elettronico, con un orecchio al mediterraneo ed uno al resto del mondo.

Chiudiamo con un ulteriore sguardo al futuro: avete qualche concerto in cantiere o qualche nuova registrazione da portare avanti?

C’è già tanta musica che sto scrivendo, per almeno un paio di progetti. Ma in tanto c’è questo cd da far ascoltare a tante persone; quindi sicuramente il viaggio continua!

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Dario Piccioni racconta il suo ‘Hortus del Rio’: un disco ricco di contaminazioni

Pubblicato dall’etichetta Filibusta Records, Hortus del Rio è il terzo disco da leader del bassista e contrabbassista Dario Piccioni. Un lavoro in cui il jazz contemporaneo incontra la tradizione in un viaggio interiore dove groove e ritmi più energici si sposano con melodie dirette e suoni provenienti da altre culture. Completano la band Vittorio Solimene al pianoforte e al fender rhodes, Michele Santoleri alla batteria ai quali si aggiungono in quattro brani Antonello Sorrentino alla tromba e in un brano e Veronica Marini alla voce. Ecco il racconto di Dario Piccioni.

Per cominciare l'intervista parliamo subito di questo disco, ricco di contaminazioni. Vuoi descriverlo brevemente ai lettori di Jazz Agenda?

"Il disco senza dubbio è ricco di contaminazioni. Anche nei primi due album avevo lavorato in questa direzione, accostando al sound di matrice jazzistica delle idee frutto di esperienze di viaggi di studio e di concerti in Spagna, Turchia, Grecia, dove mi ero approcciato, ad esempio, alle musiche gitane e a quelle di repertorio per oud, saz e bouzuki. Non si trattava di un' accurata ricerca etnomusicologica, bensì di suggestioni personali frutto di una passione viscerale per quei suoni e armonie. Ho voluto continuare questo lavoro sulle contaminazioni in questo terzo disco, continuando a fare ricerca sulle possibilità di sviluppare un linguaggio personale di jazz contemporaneo, questa volta facendo leva sulla mia passione per la musica brasiliana. Tra il 2013 e il 2017 a Roma ho avuto la fortuna di conoscere e di suonare con diversi musicisti che provenivano da varie città del Brasile (tra i tanti cito il chitarrista di Rio De Janeiro Robertinho De Paula, figlio del grande Irio De Paula) in seguito, ascoltando dischi di Hermeto Pascoal, Egberto Gismonti, Joao Donato, Maria Joao, Flora Purim, Azimuth, Airto Moreira, Filo Machado, ho potuto apprezzare un certo filone della musica brasiliana, anch'esso a sua volta contaminato, legato al jazz, alla fusion, alla world music.

Anche la frequentazione di importanti musicisti ed esperti italiani, che da tempo si interessavano all'universo brasiliano è stato decisivo; cito ad esempio il conduttore radiofonico Max De Tomassi, con il suo programma "Brazil" di Radio Rai 1, dove ho avuto, tra l'altro, il piacere di suonare con varie formazioni; Eddy Palermo, grande chitarrista con cui ho avuto la possibilità di approfondire i classici dello choro, della bossa nova, del samba jazz come, Pixinguinha, Jobim, Menescal, Sergio Mendez e molti altri. L'idea di partenza di "Hortus del Rio" è stata cercare di sviluppare un suono di jazz contemporaneo innestando richiami, ritmici, timbrici, melodici tratti dal mio stato attuale di ascolti ed esperienze nell' "Universo Brasile"; lascio a chi vorrà ascoltare il disco scoprire questi richiami nelle singole tracce."

Hortus del Rio il titolo di questo disco ha un significato particolare per te?

"Il titolo di questo disco Hortus del Rio è l'unione tra una parola latina ed un'altra portoghese. Volevo rappresentare l'idea alla base di questo lavoro cioè l'unione tra la musica brasiliana e la mia esperienza del suonare jazz a Roma. Con "Hortus", "giardino" in latino, mi riferisco a una zona verde in cui ho vissuto l'infanzia, nella zona sud-ovest di Roma, molto vicina al Tevere, il "rio".”

Raccontaci adesso il percorso di questo disco: come è nata la band e come si è evoluta nel tempo?

“Vittorio Solimene è sempre stato presente nei miei progetti da bandleader, con la sua conoscenza della tradizione jazz pianistica e la sua apertura a nuove sperimentazioni. Con Michele Santoleri, ci siamo conosciuti a Piacenza al concorso nazionale per gruppi jazz "Chicco Bettinardi"; qualche mese dopo lo contattai perché il batterista con cui suonavo prima si era trasferito a Londra. Da quel momento è entrato a far parte stabilmente nel trio. Nelle precedenti produzioni, come in questa, ho lavorato con il trio ma inserendo dei guest: il grande sassofonista Eugenio Colombo nel primo disco al sax soprano, Daniele Di Pentima alle tabla. Poi a Veronica Marini alla voce ed il trombettista Antonello Sorrentino, entrambi presenti anche in questo disco.”

Un disco per un artista può sintetizzare diverse cose: una fotografia del momento, un punto di arrivo o di partenza: per te cosa rappresenta?

“Il disco rappresenta un periodo in cui ho accettato di rimanere a Roma, un momento di stasi, in cui purtroppo si sono dovuti interrompere i progetti di viaggi, trasferimenti, residenze artistiche. Hortus del Rio rappresenta una visione personale di Roma e del mio quartiere, che ho voluto stravolgere in un caleidoscopico affresco sonoro. Ho ripensato luoghi in cui coesistono memorie di infanzia in uno scenario utopico di fusione culturale.”

Volendo parlare dei tuoi riferimenti musicali cosa ti viene in mente? Ci sono degli artisti, noti o anche meno noti, che per te sono stati davvero importanti?

“Hermeto Pascoal, Egberto Gismonti, e Maria Joao, cantante e compositrice portoghese. Fuori dal Brasile attualmente sto ripercorrendo il lavoro di Tom Harrell, Chick Corea, Dave Holland, e il loro stile compositivo.”

Essendo un disco ricco di contaminazioni le evoluzioni future possono essere infinite. Hai in mente già delle nuove idee, da mettere in cantiere?

“Continuerò senza dubbio in questa direzione con il mio nuovo lavoro già in cantiere, che andrò a sviluppare durante la mia residenza artistica presso l'istituto italiano di cultura di Città del Messico, ad aprile 2024.”

Chiudiamo con un ulteriore sguardo al futuro: hai qualche concerto in cantiere o qualche nuova registrazione da portare avanti?

"Di ritorno da una tournée in Cina (da dove scrivo ora) e da una serie di concerti in Francia a febbraio, il 22 marzo sarò al Bourbon Street a Napoli. Di prossima pubblicazione un nuovo lavoro in collaborazione con due grandi della scena romana, il flautista e sassofonista Paolo Innarella ed il batterista Lucrezio de Seta, un disco pianoless incentrato principalmente sull'improvvisazione, con alcune mie composizioni.

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InControVoce, uno duo che sperimenta la creatività su un materiale preesistente

 

E’ uscito per l’etichetta Filibusta Records il primo album del duo del InControVoce, dal titolo omonimo. In questo caso è l’idea che ha dato forma al progetto di questo duo composto da Gloria Trapani e Alessandro Del Signore. Tutto nasce dalla volontà di esplorare l’affascinante dialogo che si può sperimentare con questa formazione e dal desiderio di fondere diversi linguaggi sonori in un viaggio musicale ricco di sfumature. Ecco il racconto di questa avventura attraverso le parole dei protagonisti.

Per cominciare l'intervista parliamo subito del disco: vi va di descriverlo brevemente ai lettori di Jazz Agenda?

GLORIA: Il disco è uscito a giugno per l’etichetta romana Filibusta Records e porta il nome del nostro progetto InControVoce, un duo formato da me alla voce e Alessandro Del Signore al contrabbasso e basso elettrico. Sia io che Ale amiamo molto l’aspetto creativo della musica e se in altri dischi o progetti abbiamo sperimentato una creatività legata alla scrittura e all’arrangiamento di brani nostri originali questa volta avevamo entrambi il desiderio di rapportarci con un materiale preesistente e sperimentare una altrettanto affascinante creatività che abbiamo sicuramente praticato nell’attività live ma poco nei lavori in studio. Così in questo disco troverete 8 brani meravigliosi di diversi compositori e autori come Caetano Veloso ed Egberto Gismonti, di George Gershwin e di Thelonious Monk, di Charles Mingus e Joni Mitchell, di Michel Jackson e Bob Marley nella scelta dei quali ci siamo lasciati guidare dalla bellezza e dalla poesia che ci comunicavano, sia della musica che dei testi.

Raccontateci adesso la vostra storia: come è nato questo progetto e come si è evoluto nel tempo?

GLORIA: Il progetto è nato circa 6 anni fa anche se con Alessandro siamo legati affettivamente e musicalmente da tantissimo tempo e nel corso di questi più volte ci è capitato di suonare in duo. La pandemia e i mesi di lockdown ci hanno però spinto a lavorare un po' più a fondo sulla musica e sulla nostra idea di progettualità insieme; inoltre nel 2021 ho dedicato la mia tesi di biennio in Conservatorio proprio al Duo, e questo ci ha permesso ulteriormente di trovare una nostra identità musicale grazie allo studio e alla ricerca sia individuali che d’insieme, ed è stato un lavoro molto stimolante per entrambi, perché il Duo è una formazione molto affascinante, se da un lato ti da maggiori responsabilità perché è un gioco a due, dall’altra ti apre strade espressive e di dialogo entusiasmanti e inaspettate. Dobbiamo ringraziare davvero tanto una persona molto speciale per noi che è Susanna Stivali, che ci ha incoraggiati e guidati nell’approfondire il progetto proprio durante il lockdown suggerendoci una direzione che probabilmente è stata per noi l’evoluzione più importante: sviluppare un approccio al dialogo contrappuntistico tra le nostre due voci e di pensare anche a momenti in cui uscire dai nostri ruoli canonici (di accompagnamento del basso ed espositivo tematico della voce).

Un disco per una band o per un artista può sintetizzare diverse cose: una fotografia del momento, un punto di arrivo o di partenza: per voi cosa rappresenta?

GLORIA: Sicuramente per noi rappresenta tutte queste cose, perché indubbiamente un disco è la fotografia di un momento ben preciso del percorso sia del musicista singolarmente ma anche del progetto; ed è sicuramente il punto di arrivo di un percorso sia musicale fatto di ricerca, studio, prove, concerti, ma anche umano e di vita, quindi è una tappa importante che inevitabilmente segna anche un nuovo inizio. La Musica per noi rappresenta un modo di vivere, una ricerca costante, le strade che abbiamo percorso ci hanno portato ad essere ciò che siamo in questo momento ma non si smette mai di “imparare”, di cercare il proprio suono e anche il proprio ruolo, il proprio posto  in relazione agli altri nello spazio musicale, è una ricerca bellissima, è come  nella vita, si lavora su se stessi ma anche in relazione agli altri, la Musica quando la ami profondamente ispira la tua vita così come la vita ispira la musica che fai.

Se parliamo dei vostri riferimenti musicali cosa vi viene in mente? Ci sono degli artisti, noti o anche meno noti, che per voi sono stati davvero importanti?

ALESSANDRO: Sicuramente le nostre influenze e i nostri riferimenti musicali sono molteplici perché sia io che Gloria amiamo la musica a 360 gradi, dal jazz alla musica classica dal rock al cantautorato, dalla musica brasiliana al soul, e in qualche modo questo si può dedurre sia dalla scelta dei compositori e dei brani presenti nel disco che dagli arrangiamenti. Per questo disco in particolare oltre a ciò che si può evincere dalla scelta dei compositori altrettanti input importanti forse li abbiamo avuti da alcuni concerti a cui abbiamo avuto la fortuna di assistere, l’intimità e la magia di Caetano Veloso in solo al teatro Sistina, la ricerca e la raffinatezza della musica, degli arrangiamenti e del sound di Paolo Conte all’Auditorium Parco della Musica, il Jazz esplosivo, coinvolgente e carismatico di Brandford Marsalis, la ricerca, il pensiero musicale, il tocco e la sintesi bellissima di blues, classicismo e jazz di Bred Meldau in solo…e potremmo continuare all’infinito.

Come vedete il vostro progetto nel futuro? In sintesi quali potrebbero essere le evoluzioni legate alla vostra musica?

Sicuramente il desiderio è di continuare su questa strada magari provando anche a scrivere musica originale per questo progetto. Vediamo dove ci porterà la musica…

Chiudiamo con un ulteriore sguardo al futuro: avete qualche concerto in cantiere o qualche nuova registrazione da portare avanti?

ALESSANDRO: Dopo i due concerti di presentazione del disco che abbiamo fatto nel mese di giugno e un concerto tenuto a Fondi qualche giorno fa stiamo lavorando ad alcune date autunnali, sia a Roma che fuori, un po' in giro per l’Italia. Le pubblicheremo e pubblicizzeremo al più presto quindi invitiamo tutti i lettori interessati ai nostri concerti a seguire le nostre pagine e profili sia facebook che instagram. Nel frattempo quest’estate invece saremo impegnati in vari concerti sia io che Gloria con diversi progetti di cui facciamo parte.

GLORIA: Ringraziamo Jazz Agenda per questa bella occasione e auguriamo a tutti i lettori una splendida estate piena di musica e di jazz e chissà che non ci si possa vedere in giro magari a qualche concerto, noi ce lo auguriamo.

 

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Chiara Orlando e Danielle di Majo raccontano il disco d’esordio ‘Nothing is Vain’

Si intitola Nothing is Vain il disco d’esordio di Chiara Orlando e Danielle di Majo uscito per l’etichetta Filibusta Records. Un disco che rievoca diverse atmosfere che passano dall’hard bop fino a raggiungere atmosfere più latin e Even Eights. Completano la formazione Enrico Zanisi al pianoforte e piano elettrico, Pietro Ciancaglini al contrabbasso e Alessandro Minetto alla batteria.

Per cominciare l'intervista parliamo subito del disco: vi va di descriverlo brevemente ai lettori di Jazz Agenda?

È un disco fatto interamente da musica originale, che stilisticamente risente delle influenze dei musicisti che hanno maggiormente segnato la formazione musicale mia e di Pietro Ciancaglini, in primis Tom Harrell. Si passa da brani più hard bop, a quelli latin, o even eights.

Raccontateci adesso la vostra storia: come è nato questo progetto e come si è evoluto nel tempo?

Io e Danielle ci siamo conosciute musicalmente nel 2018, quando l'ho contattata per suonare alla mia tesi di laurea sulle "donne strumentiste italiane", è stato un incontro speciale che mi ha segnata sia dal punto di vista musicale sia umano. Danielle è davvero una ragazza magnifica, oltre che una bravissima musicista, non si può non volerle bene da subito! Da quel momento abbiamo sentito l'esigenza di condividere altra musica ed abbiamo iniziato a pensare ad un progetto insieme.

Un disco per una band o per un artista può sintetizzare diverse cose: una fotografia del momento, un punto di arrivo o di partenza: per voi cosa rappresenta?

Per noi questo disco rappresenta un punto di partenza!

Se parliamo dei vostri riferimenti musicali cosa vi viene in mente? Ci sono degli artisti, noti o anche meno noti, che per voi sono stati davvero importanti?

Chiara: i mie punti di riferimento più importanti sono Tom Harrell, Chet Baker, Bill Evans, Art Farmer, Oscar Peterson, Sarah Vaughan, Joe Henderson, ma anche artisti più moderni come Avishai Cohen bass player, Esbjörn Svensson etc.

Danielle: i miei riferimenti musicali sono Wayne Shorter, Cannonball Adderley in primis, la persona che ammiro e che stimo musicalmente e che è la mia forte e continua fonte d’ispirazione è mio marito, il sassofonista Giancarlo Maurino

Come vedete il vostro progetto nel futuro? In sintesi quali potrebbero essere le evoluzioni legate alla vostra musica?

Naturalmente speriamo che la nostra collaborazione possa avere lunga vita e la nostra musica si evolverà di pari passo con le nostre esperienze musicali e non.

Chiudiamo con un ulteriore sguardo al futuro: avete qualche concerto in cantiere o qualche nuova registrazione da portare avanti?

Poiché in Italia è ancora pesante la distinzione di genere dal punto di vista musicale ed in particolare nel jazz, naturalmente stiamo cercando di proporre il nostro progetto e speriamo di poterlo portare in giro! Parallelamente ci occupiamo anche di altri nostri progetti sia da leader sia da coleader per cui stiamo già registrando dei dischi.

 

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Andrea Bonioli e il nuovo disco Figli Forever: “Sono attratto dal jazz post moderno”

Si intitola Figli Forever l’ultimo album del batterista Andrea Bonioli recentemente uscito per l’etichetta Filibusta Records. Un lavoro eterogeneo, ricco di contaminazioni che pur mantenendo un linguaggio jazzistico apre la strada al pop e al rock e a tante altre declinazioni. In questo modo l’autore prosegue con la linea del concept album già sperimentata nei precedenti “Today. The commercial album“ e “Pop”. Ecco il racconto di Andrea Bonioli.

Per cominciare l'intervista parliamo subito del disco: ti va di descriverlo brevemente ai lettori di Jazz Agenda?

Ciao, “Figli Forever” penso sia un disco  piuttosto eterogeneo con  diverse contaminazioni provenienti da differenti ambiti musicali come la word music, la musica per immagini, il cosiddetto pop, il rock, il tutto declinato con il linguaggio jazzistico. Ci sono brani in piano trio, altri in quartetto, altri in sestetto, ci sono momenti “lirici” per così dire con due viole che si intersecano, c’è un mantra iniziale affidato alla voce  che sugella l’idea del disco stesso. In ogni brano si evince quasi sempre il concetto della “dualità”, tema che da qualche anno vivo costantemente io nella vita privata ( ho avuto due gemelli) e che ho voluto in qualche modo tradurre tematicamente in musica.

Raccontaci adesso la tua storia: come è nato questo progetto e come si è evoluto nel tempo?

Il concetto portante del disco, come il titolo chiaramente espone, è la permanenza nello stato di “figlio” anche quando si diventa genitore. In qualche modo capire che si ha sempre necessità di un conforto, di una guida anche quando tu devi essere ciò per altri. Il che non vuol dire penso una non evoluzione verso una completa maturità, perché penso che accettando questa condizione, invece, si possa maturare meglio e con più serenità. Era una cosa a cui pensavo da molto tempo, ed ora è tempo di tradurla musicalmente. Credo sia questa l’evoluzione di questo pensiero, almeno la mia, poi ognuno può naturalmente rifletterci come vuole!

Un disco per una band o per un artista può sintetizzare diverse cose: una fotografia del momento, un punto di arrivo o di partenza: per te cosa rappresenta?

Per me rappresenta una fotografia del momento, come anche gli altri due dischi precedenti lo sono stati, di un concetto che appunto maturavo da qualche anno, oggi penso questo, domani si vedrà!

Se parliamo dei vostri riferimenti musicali cosa vi viene in mente? Ci sono degli artisti, noti o anche meno noti, che per voi sono stati davvero importanti?

Chi mi conosce sa della mia passione per i Floyd (presente una cover, mentre nel precedente disco un brano si intitola proprio Pink Floyd direttamente). Per me sono stati un faro, ovviamente non solo. Jazzisticamente sono attratto dal  jazz post moderno, continentale, nord europeo, fatto di melodia, atmosfere, interplay più che da stilemi bebop, di cui riconosco l’importanza, ma i miei ascolti degli ultimi 10 anni sono davvero stati trasversali. Amo la musica inglese, David Sylvian, Brian Eno per citare solo due giganti. Avendo poi io suonato con Ennio Morricone per più di 18 anni trovo in questo genere di musica ( non solo la sua) una familiarità molto forte. Mi fa pensare, forse nasce per questo, ma credo che la forza vera della musica per immagini si celebri quando funziona anche senza immagini!

Come vedete il vostro progetto nel futuro? In sintesi quali potrebbero essere le evoluzioni legate alla vostra musica?

Parallelamente a questo ultimo disco ho elaborato un altro progetto di musica elettronica, (Bonniemusic) senza improvvisazione, secondo me la mia naturale evoluzione sarà improvvisare su aree tematiche non propriamente jazzistiche, credo sia la cosa che mi venga meglio, quella che più mi appartiene.

Chiudiamo con un ulteriore sguardo al futuro: avete qualche concerto in cantiere o qualche nuova registrazione da portare avanti?

Abbiamo fatto in Trio un bellissimo Tour nord europeo di 7 date, è stato molto intenso, c’è stata una bella risposta del pubblico, questo mi spinge a continuare a guardare anche fuori dai confini nazionali, ma non solo, in autunno presenteremo il lavoro alla Casa Del Jazz a Roma. Penso che chiunque faccia ancora dischi non li faccia per averli a casa, l’intento è far conoscere il proprio messaggio, quale esso sia, da vivo, suonando. Quindi mia intenzione è cercare di suonare il più possibile, ovunque la mia proposta sarà accettata!

 

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B.I.T. e il nuovo album Equilibrismi: “la ricerca dell’espressività melodica”

Pubblicato dall'etichetta Filibusta Records, Equilibrismi è l'ultimo progetto discografico del duo B.I.T, composto dalla pianista Manuela Pasqui e dalla sassofonista Danielle de Majo, uscito il 28 aprile del 2023. ll procedente lavoro discografico, con il quale la band ha esordito, era incentrato sulla rivisitazione di materiale proveniente dal repertorio classico. Questo secondo album è invece composto esclusivamente da brani originali. Un terreno fertile sul quale poter approfondire la dialettica fra i due strumenti e l'espressività melodica. Ecco il racconto di questa seconda avventura attraverso protagoniste.

Per cominciare l'intervista parliamo subito del disco: vi va di descriverlo brevemente ai lettori di Jazz Agenda?

Questo nostro secondo album è composto esclusivamente da brani originali, scelta determinata dalla necessità di condividere un terreno fertile sul quale poter approfondire la dialettica fra i due strumenti e l'espressività melodica; è frutto di una continua e profonda ricerca sia compositiva che improvvisativa; è cuore e fondamento del nostro lavoro e può essere perfettamente riassunto da questa parola: EQUILIBRISMI. Cercare e trovare l'equilibrio tra i molti elementi in gioco, mo(vi)mento dopo mo(vi)mento, istante dopo istante. Ci muoviamo così, come trapeziste su di una corda, alla continua ricerca di quell’equilibrio che fa dimenticare la paura del vuoto.

Raccontateci adesso la vostra storia: come è nato questo progetto e come si è evoluto nel tempo?

Lavoriamo sul duo da circa quattro anni; già dal nostro primo incontro è scaturita una grande sintonia, l'evidenza di una condivisione di obiettivi artistici che ha dato la scintilla ad un vero e proprio “ricercare” . Il primo disco del duo B.I.T. era incentrato sulla rivisitazione di materiale proveniente dal repertorio classico e su brani originali, con l'intento di costruire un sound specifico e di sviluppare un linguaggio comune; il risultato lo potete ascoltare su COME AGAIN (Filibusta Records). La storia prosegue con EQUILIBRISMI (sempre Filibusta Records) e perchè privarvi del piacere della scoperta? Ascoltate anche questo secondo disco e dateci una vostra opinione!

Un disco per una band o per un artista può sintetizzare diverse cose: una fotografia del momento, un punto di arrivo o di partenza: per voi cosa rappresenta?

Sicuramente una fotografia del momento, dato l'approccio totalmente live dell'incisione, ma ne' un punto di partenza (siamo già in viaggio da 4 anni) ne' uno di arrivo. Abbiamo intenzione di continuare ad andare avanti!

Se parliamo dei vostri riferimenti musicali cosa vi viene in mente? Ci sono degli artisti, noti o anche meno noti, che per voi sono stati davvero importanti?

Il musicista di riferimento di Danielle è senza dubbio suo marito, Giancarlo Maurino, con il quale condivide la vita privata ma anche musicale. Giancarlo è un musicista di grande peso nella scena italiana (ha collaborato con musicisti del calibro di Mingus, Don Cherry, Elsa Soraes, Rava, Fresu, e molti molti altri); I riferimenti di Manu sono svariati, e nei confronti di tutti la stessa intensa gratitudine: primi amori pianistici sono stati per Chopin, Skryabin, Grieg, Bach e poi Pieranunzi, Marcotulli, Venier, Tylor.

Come vedete il vostro progetto nel futuro? In sintesi quali potrebbero essere le evoluzioni legate alla vostra musica?

Come dicevamo precedentemente, abbiamo intenzione di continuare ad andare avanti. Aspettatevi un nuovo lavoro presto, sempre con Filibusta.

Chiudiamo con un ulteriore sguardo al futuro: avete qualche concerto in cantiere o qualche nuova registrazione da portare avanti?

Molti concerti, seguite la programmazione sui nostri siti personali o su IG o FB. Il prossimo concerto a giugno al Writer Monkey di Monterotondo, vi aspettiamo!

 

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La Tempête il nuovo singolo del Dos Duo Onirico Sonoro di Annalisa de Feo

Pubblicato dall’etichetta Filibusta Records, La Tempête è l’ultimo singolo del DOS Duo Onirico Sonoro, progetto ideato dalla pianista, vocalist e artista a tutto tondo Annalisa de Feo che anticipa la pubblicazione del prossimo disco. Un brano cameristico, cantato in francese, dove i suoni contemporanei si mescolano con la musica classica, con i ritmi balcanici e con l’elettronica in un unico flusso sonoro. Ecco cosa ci ha raccontato Annalisa de Feo.

Ciao Annalisa cominciare l'intervista parliamo subito del disco: ti va di descriverlo brevemente ai lettori di Jazz Agenda?

Ciao, questo nuovo singolo prende spunto da un concetto di duplicità che a mio avviso accomuna l'essere umano con la natura. Il titolo La Tempête è  piuttosto emblematico, per cui mi piace individuare in questo fenomeno naturale un'evoluzione che potrebbe essere paragonabile a quella di una forte emozione, positiva o negativa che sia. A livello più strettamente musicale il brano è caratterizzato da un ritmo serrato di piano e percussioni che improvvisamente lascia spazio ad una dilatazione sonora in cui si manifesta il canto sui versi di Jean Philippe Descoins; un gioco di alternanza tra quiete e tempesta, tra movimento e stasi.

Come tutti i tuoi brani anche questo è contaminato da vari stili. Rispetto alle tue composizioni precedenti cosa c'è di diverso in questo?

Si anche qui ci sono contaminazioni, a partire dalla pulsazione ritmica  del pianoforte che ricorda quella tipica del tango argentino, ai suoni elettronici che simulano sonorità più orientali.

Raccontaci adesso la tua storia: come è nato questo progetto e come si è evoluto nel tempo?

Il progetto DOS nasce con brani pensati essenzialmente per piano, voce e percussioni; l'idea del contrasto, delle contrapposizioni e delle sovrapposizioni è sempre stata centrale; con il tempo poi, e con il desiderio di sperimentare, si sono aggiunte sonorità più elettroniche da una parte (sintetizzatori e altre strumentazioni) e acustiche come gli archi, dall' altra.

E parlaci anche dalla tua storia artistica personale. Sappiamo che hai viaggiato molto...

Sì, il tutto è iniziato nel 2011, quando ho deciso di realizzare il classico sogno nel cassetto che ognuno di noi ha in serbo; e cioè quello di soggiornare per un periodo all'estero. Credo che viaggiare sia un tipo di esperienza ben diversa dal soggiornare. Nel primo caso tutto appare perfetto; una situazione ideale! Nell'altro invece, ci si confronta realmente con il quotidiano, con la vita di tutti i giorni, nel bene e nel male.

Artisticamente l'aver trascorso diversi anni fuori dall'Italia; prima a New York, poi negli UAE e infine a Berlino mi ha dato tanto: in primis aver fatto una scorpacciata di live pazzeschi; quando ero a New York capitava di vederne anche tre al giorno; in secondo luogo ho avuto la possibilità di rendermi conto personalmente delle realtà artistiche e musicali del luogo in cui mi trovavo al momento, a livello internazionale;

Se parliamo dei tuoi riferimenti musicali cosa vi viene in mente? Ci sono degli artisti, noti o anche meno noti, che per te sono stati davvero importanti?

Ce ne sono alcuni che mi hanno incuriosito più di altri; tra questi posso citare: Bjork, Sakamoto, i Portishead, Jun Miyake.

Come vedi il tuo progetto nel futuro? In sintesi quali potrebbero essere le evoluzioni legate alla tua musica?

Uno dei prossimi passi sarà la pubblicazione di un nuovo brano inedito, per proseguire con la realizzazione del mio il mio terzo album con l'etichetta Filibusta Records. Sul piano musicale ho in mente di aprirmi a nuove collaborazioni, anche per ampliare sempre di più il sound e l'immaginario del DOS.

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La Tempête: il nuovo singolo del DOS Duo Onirico Sonoro - Filibusta Records

  • Pubblicato in Pagina News

È in uscita il 7 aprile 2023per l'etichetta discografica Filibusta Records (distribuzione digitale Believe), La Tempête, nuovo singolo del DOS Duo Onirico Sonoro, progettosperimentalee trasversaledella compositrice Annalisa de Feo. Un brano cameristico, cantato in francese, dove i suoni contemporanei si mescolano con la musica classica, con i ritmi balcanici e con l’elettronica in un unico flusso sonoro. Già le prime note descrivono uno stato di tensione, che piano piano lascia spazio a un ritmo incalzante   caratterizzato da un’alternanza tra quiete e turbamento, tra movimento e stasi. Una duplicità con la quale l'essere umano deve inevitabilmente fare i conti, rispecchiandosi nel macrocosmo della Natura, come in una tempesta che porta con sé un forte cambiamento. Alla fine di ogni temporale l’ambiente circostante non è mai lo stesso e i colori sono sempre più accesi, l'aria più fresca e i profumi più intensi. E lo stesso avviene quando si provano delle emozioni intense che insieme a loro portano sempre qualcosa di nuovo e di imprevisto che ci rende diversi dall’attimo precedente.

BIO: DOS muove i primi passi tra Roma e Berlino, città, quest'ultima, in cui l'artista risiede dal 2011 al 2014 e dove sperimenta nuove sonorità e collaborazioni. Nuovamente in Italia dal 2015, vanta numerosi concerti in Italia e all'estero (Germania, Danimarca, Slovenia) con la partecipazione a festival e club, alcuni di questi tra i più significativi della scena musicale (Auditorium Parco della Musica, Alexander Platz Jazz Club, Lucca Jazz Festival, Berlin Art Carrè... e molti altri.). Due dischi all'attivo: l'omonimo disco DOS Duo Onirico Sonoro (2016) autoprodotto e "Jouer et Danser" (2018) per l'etichetta discografica Filibusta Records, nominato tra i migliori dischi italiani del 2018 per la classifica su Roma Suona di Gianluca Polverari.

Dopo numerose recensioni (SentireAscoltare, OndaRock, Suono, Rockerilla, Rockit, Rockon, Musicalnews e altri) interviste radiofoniche e televisive (Battiti RadioRai3, Tv 2000, NSL TV, Radio Kaos, Radio Elettrica, Radio Luna, Radio Godot, Empoli radio ed altre) svariati anche i premi ricevuti in questi anni  tra cui la semifinale all'Arezzo Wave contest nel 2017 il premio della giuria del pubblico al XIV Festival Pontino del Cortometraggio con il videoclip “ Jouer et Danser” per la regia di Renato Chiocca, presentato anche al Festival europeo "Video Migration – Care Courts" in Francia nella città di Bordeaux;

Il premio della critica al Festival CARE di Barcellona. Il singolo uscito ad Aprile 2022 Ondeter Waltz in collaborazione con la ballerina e art performer argentina Marcela Szurkalo rappresenta un ponte fra quello che c'è stato e quello che verrà dopo il periodo di fermo forzato, nella musica del DOS; ad Agosto 2022 l'ingresso nel campo cinematografico, incidendo e creando interamente la colonna sonora del docufilm del regista Gianfranco Pannone “Le terre dei Caetani”. Il futuro album, di prossima uscita (estate 2023 per Filibusta Records)sarà il frutto di unulteriore processo di introspezione che ha portato l'artista a riscoprire il suo amore originario per la musica da camera, avvalendosi del percorso di  ricerca e sperimentazione portato avanti fin qui, e oltre; in un immaginario che esplora ora nuove visioni e mondi paralleli.

 

Spotify

https://open.spotify.com/album/0Ku5Wdpidx8jsJdQQrFkai

 

Dos Duo Onirico Sonoro Social Page

https://www.facebook.com/duooniricosonoro

https://www.instagram.com/dos_duooniricosonoro/

 

Filibusta Records Facebook Page

https://www.facebook.com/filibustarecords

 

Annalisa De Feo, voce, pianoforte, elettronica

Nick Valente, batteria

Composizione originale di Annalisa De Feo

Arrangiamenti di Annalisa De Feo e Nick Valente

 

 

Testo originale di Jean Philippe Descoins

La tempête roule , défie le ciel et se courbe;

La tempesta corre sfida il cielo e si piega

 

La tempête roule, épaisse et libre en fumant;

La tempesta corre, spessa, libera e fumante

 

La tempête gronde et le temps se fige un instant

La tempesta rimbomba e il tempo si arresta un istante

 

Comme le vent s'enroule et se berce doucement;

Come il vento si avvolge e si culla dolcemente

 

Comme le vent s'engouffre et tremble à présent;

Come il vento si intrufola e trema

 

Les longue perles du temps s'absentent et dansent un moment;

Le lunghe perle del tempo si assentano e danzano per un attimo

 

Les longues perles du temps ont pris la fuite à présent;

Le lunghe perle del tempo sono fuggite

 

 

 

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