Jazz Agenda

Daniela Mastrandrea racconta Duo: “Una formazione essenziale aperta al dialogo”

Si intitola Duo l’ultimo album della pianista e compositrice Daniela Mastrandrea dedicato a Michele Paternoster, il contrabbassista con il quale lo ha inciso. Un lavoro per cui l’artista ha recuperato dieci brani scritti da adolescente per riadattarli a questo tipo di formazione. Ecco il racconto da Daniela Mastrandrea a Jazz Agenda.

Per cominciare l'intervista parliamo subito del disco: vi va di descriverlo brevemente ai lettori di Jazz Agenda?

Un saluto a chi ci legge e grazie di cuore per l’invito. Duo è il sodalizio della nostra amicizia che si trasforma nel suo equivalente fisico. Da tanto tempo avevo desiderio di scrivere qualcosa per il contrabbasso ma non era ancora il momento. Certe cose le senti e quando arrivano non puoi farne a meno, soprattutto per chi ha un rapporto viscerale con la scrittura come me. Michele è stato come un diapason, mi ha dato il “la”, e chi mi conosce sa che quando parto non mi fermo.

Il duo è a nostro avviso un tipo di formazione essenziale. Quali sono le potenzialità che si possono sperimentare?

Il duo è certamente un tipo di formazione essenziale, ma la musica è polifonica e questo permette di creare un linguaggio a più livelli, soprattutto se si ha a disposizione un pianoforte che può simulare un’orchestra. Ogni timbro ha le sue peculiarità e credo che sia proprio questo a caratterizzare e distinguere una determinata formazione da un’altra. Con Duo ho potuto giocare già in partitura alla fusione dei due timbri e al loro dialogo.

Ascolta il disco DUO su Spotify:

https://open.spotify.com/album/1VZx364f3jCD46sXsDISae

Inoltre, data l’assenza di una batteria o di uno strumento prettamente ritmico, cosa cambia nel vostro approccio?

La batteria non c’è ma è come se ci fosse: se si presta attenzione durante l’ascolto, a tratti pare di scorgerla. La musica è musica e il ritmo è ritmo; batteria o no, le due componenti non cambiano. (Piccolo spoiler: è previsto un remake dell’album in trio).

Nel disco abbiamo notato una certa commistione di linguaggi. La sperimentazione e le contaminazioni sono aspetti che fanno parte del vostro DNA?

I temi di Duo sono nati spontaneamente, come quando si fischietta qualcosa a cuor leggero: non c’è stato tempo né modo di sperimentare. Quando l’estate scorsa, grazie a Michele, ho avuto il desiderio di dare loro un’identità ben precisa, ho lavorato alle partiture seguendo solo e soltanto il gusto. Quando mi approccio all’atto compositivo ascolto il cuore e lascio che ogni nota sia una conseguenza spontanea della precedente.

Raccontateci adesso la vostra storia: come è nato questo progetto e come si è evoluto nel tempo?

Questo progetto è nato per caso l’estate scorsa. Stavo lavorando a quello che sarebbe stato il mio prossimo album, quando, in una delle mie chiacchierare con Michele, nel constatare il suo desiderio tangibile di creare qualcosa di bello con la musica, mi sono ricordata di questi temi scritti e accantonati tempo addietro. Ho pensato che sarebbe stato bello riprenderli e farne qualcosa di speciale insieme. Inoltre, da tempo avevo desiderio sia di un album jazz che di un album in duo pianoforte e contrabbasso (sono innamorata del disco Trasnoche di Enrico Pieranunzi e Marc Johnson). Non so cosa sarà in futuro, ma non escludo l’ipotesi di un altro album insieme.

Se parliamo dei vostri riferimenti musicali cosa vi viene in mente? Ci sono degli artisti, noti o anche meno noti, che per voi sono stati davvero importanti?

Sicuramente io e Michele per quanto amici proveniamo da mondi diversi con storie diverse. Lui appassionato di jazz, io amante della musica classica, soprattutto quella tardo-romantica. Sicuramente, un artista che ci accomuna per il suo linguaggio è J.S.Bach, molto lontano nel tempo ma così attuale, soprattutto per chi ama il jazz. Se pur non appartiene al tardo-romanticismo, Bach è un compositore che sia io che Michele amiamo studiare.

Come vedete il vostro progetto nel futuro? In sintesi quali potrebbero essere le evoluzioni legate alla vostra musica?

Sicuramente trascorreremo ore di studio insieme ed è molto probabile che incideremo un nuovo album insieme. Ho già accennato a Michele l’idea e ne è entusiasta.

Guarda il video del singolo Take it easy

https://www.youtube.com/watch?v=spNBuzraQzI

Daniela so che è in uscita con un nuovo Ep, ci vuole anticipare qualcosa?

Assolutamente sì! Si tratta di un EP di due brani dalla compagine orchestrale, che sarà disponibile dal 20 ottobre 2023 su tutte le principali piattaforme di streaming e download. È nato per gioco qualche mese fa: guardavo un video su YouTube nel quale la dott.ssa Agnese Scappini, condividendo la sua storia e in particolar modo il rapporto con sua sorella Alice, ha trattato il tema della leggerezza. Il modo in cui Alice raggiunge sua sorella e in lei si rifugia mi ha colpito molto, tant’è che ho pensato di utilizzare le vocali del suo nome e scrivere un brano per omaggiare entrambe. Trasformando le vocali del nome Alice in note, ho ottenuto due gruppi di note: il primo discendente (fa-mi-re), il secondo ascendente (la-si-re). I due gruppi, sovrapposti e combinati tra loro, creano e ricreano, in partitura e all’udito, l’effetto di farfalle che si rincorrono.

Per concludere ci volete dare qualche coordinata sulle prossime date?

Come si è già potuto intuire dalle risposte precedenti, questo disco è un tassello che si colloca all’interno della mia discografia. È nato come omaggio a Michele, tuttavia la strada che io perseguo non è quella pianistica, bensì quella della composizione. Si dice che dove dirigi i tuoi pensieri, lì crei la tua realtà. I miei pensieri non sono rivolti alle performance bensì all’atto creativo, l’unico in cui sono e mi sento davvero me stessa. Se col tempo avremo occasione e modo di suonare, lo faremo, ma non è il mio impegno principale al momento, poiché scrivere, produrre ed uscire mensilmente con lavori sempre nuovi e diversi richiede già un notevole e costante impegno.

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